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Moliterno

Storia

Cenni

Nel territorio di Moliterno un primo insediamento abitativo, tra XV e XIV sec. a. C., è stato individuato nella collina denominata Murgia S. Angelo, una grotta ai piedi di uno sperone roccioso, situato su un probabile percorso di transumanza che dalla piana dove sorse Grumentum conduceva in direzione ovest verso l’area del Vallo di Diano. Tra i materiali ritrovati spiccano le ceramiche vascolari spesso munite di fini e complesse decorazioni, legate alla lavorazione del latte e frammenti di macine attestanti un’economia di tipo misto.
Nel 1930, durante i lavori di costruzione del campo sportivo, vennero rinvenuti materiali archeologici in località Piaggerelle che riconducono all’esistenza di un ulteriore abitato nel territorio di Moliterno, prossimo all’attuale centro urbano. Il ritrovamento di una brocca sub-geometrica daunia a decorazione bicroma, databile tra il VI e il V sec. a.C., nonché la segnalazione di un vasetto conico con quattro manici rudimentali, preistorico, potrebbero essere indizio di una frequentazione di questo sito già a partire dal VII-VI sec. a. C.
La possibilità di una frequentazione del sito di Piaggerelle a partire da un periodo in cui si hanno scarse tracce in altri insediamenti, apre all’ipotesi di una sua contemporaneità agli importanti insediamenti di VIII-VII sec. a. C., sorti nella media valle dell’Agri e fortemente influenzati dalle colonie greche sullo Ionio. Con la giusta prudenza, si potrebbe inquadrare tale insediamento in una tipologia di abitati di collina posti a controllo di vie di transumanza tra VII e IV sec. a. C.

Altro insediamento di età antica è il sito fortificato di Madonna del Vetere che ha restituito tracce di frequentazione di età ellenistica e che presenta una continuità come sito arroccato e difeso da mura anche in epoca medievale. Alle pendici del sito fortificato di Madonna del Vetere si trovano sia l’insediamento stagionale della grotta di Murgia S. Angelo che un ulteriore sito, denominato Fabbricata, nel quale sono state rinvenute ceramiche coeve all’insediamento di Madonna del Vetere riferibili al IV sec. a. C.
Questi insediamenti si spopolarono al momento del fenomeno dell’inurbamento nella città di Grumentum, sorta nella valle sottostante.
Fondata dai Lucani, nel 282 a.C., dopo una certa resistenza, fu assoggettata dai Romani. Questi, nell’epoca repubblicana, fecero di Grumentum un fiorente centro commerciale, colle¬gato tramite la via Popilia da una parte al Tirreno, dall’altra allo Ionio. Nelle zone vicine fiorirono l’agricoltura, la pastorizia e le prime forme industriali. Sugli speroni rocciosi della collina, dove poi fu costruito il castello Normanno-Svevo sorsero casupole che furono rifugio dei pastori. Sul monte Vetere fu eretto il tempio dedicato alla dea Diana protettrice dei boschi e della caccia, invece nella conca di Arsieni, sono state ritrovate testimonianze di “villae”. Intorno al X sec. d.C. il “pagus”, formato da poche abitazioni, sorte sullo sperone roccioso, s’ingrandì lungo il versante sud-ovest, forse per l’arrivo dei profughi di Grumentum, scampati al terremoto, o di quanti volevano sfuggire alle scorrerie dei Saraceni o alla malaria, che imperversava nelle zone pianeggianti, trascurate ormai sin dai tempi dell’Impero. Sia Giacomo Racioppi (con una tesi molto raffinata) che Vincenzo Valinoti Latorraca, avevano intuito l’esistenza di abitati di epoca romana e pre-romana nel territorio dell’attuale centro abitato di Moliterno. Valinoti Latorraca, ad esempio, nel 1900 scriveva:
A me sembra che le genti si siano qui, ab immemorabile, stabilite, per la sol ragione dello incrocio che ivi avveniva delle antiche Vie Romane, note come tante altre col nome di vie Domiziane, le quali erano per questi luoghi diramazioni delle Aquilie, di cui oggetto la tavola miliaria di Polla. Una di queste vie distaccavasi dall’anzidetta via principale nel Vallo di Teggiano, in un punto medio tra Padula e Montesano, paesi allora non esistenti, e valicando l’appennino e i suoi bacini interstiziali venivano in Moliterno. Da qui, un ramo partiva per Grumento, e di là procedeva oltre l’Agri, il Basento ed il Bradano, fino a Venosa ove si allacciava alla via Appia; ed è proprio il tratturo che oggi appellasi Appulo Lucano; l’altro ramo che si staccava da Moliterno verso sud-est, per un valico Appennino intercedente tra i siti ove oggi sono Lauria e Latronico, penetrava nella regione dei Bruzi dal versante del Ionio. Laonde, per l’incrocio di queste vie che generò la necessità di alloggi e stalle, e non per ragioni di cascine e mandrie, a me pare che siano sorte le prime casupole dell’antichissimo ed oscuro Moliterno, la cui esistenza è da supporsi coeva a quella di Grumento Antica (…).

Storia

Le prime notizie storiche parlano di un ‘accrescimento del “pagus’ di Moliterno, dopo la distruzione di Grumento, avvenuta ad opera dei Saraceni tra l’872 e il 975 (secondo altri avvenuta nel 1031), per l’arrivo di numerosi Grumentini sfuggiti al massacro. Questi probabilmente si raccolsero nel sito di Madonna del Vetere (il toponimo Vetere indica l’antichità del sito) e sul colle dove poi sorse il castello. Qui fu costruita una torre di avvistamento attorno alla quale sorse un villaggio che diede vita all’abitato medievale. Non è certo che la torre sia longobarda, come supposto da alcuni studiosi, è comunque probabile che il primo popolo straniero che ha lasciato traccia di sé nell’attuale centro abitato, furono i Longobardi. Essi, sospinti nel principato di Salerno, cui Moliterno apparteneva, probabilmente fecero costruire una “torre merlata” a base quadrangolare e fusto circolare. La torre aveva funzione di vedetta, ossia serviva per controllare i Saraceni, che attraverso il valico di Castelsaraceno, miravano alla conquista di Grumento. Nella seconda metà dell’XI° sec., Moliterno passò sotto la dominazione dei Normanni, che fecero costruire il Castello e regnarono dal 1059 al 1186. Con il matrimonio di Costanza d ‘Altavilla, ultima erede dei normanni, con Enrico VI°, subentrarono gli Svevi. Sotto Federico II° lasciò traccia di sé uno dei primi feudatari Nicolau de Moliterno, cui Federico II° Regesto del 1239) consegnò, per tenerlo prigioniero, il barone Nicolettum de Cusano. Lo scontro decisivo tra l’esercito di Carlo d’Angiò, chiamato in Italia dal pontefice Clemente IV°, contro Manfredi, figlio naturale di Federico II°, si concluse a Benevento nel 1266 con la sconfitta e la morte di Manfredi. Morto lo svevo Manfredi, Moliterno passò sotto la dominazione Angioina, e più precisamente del barone Brajda. Carlo D’Angiò, infatti, concesse il feudo a Oddone di Brajda, che era un generale della sua cavalleria. Testimonianza di ciò è la carta di concessione feudale che Cassini rinvenne nel processo tra Brajda ed il principe di Stigliano, cioè il Diploma che Carlo I° d’Angiò, rilasciò nel 1269 a favore del Barone Lombardo Oddone di Brajda. Con tale scritto, diretto al giustiziere di Basilicata, fu donato ad Oddone di Brajda, il castello di Moliterno (Castrum Moliterni cum hominibus etpertiis torri et blandis contentis in eo) (con le prestazioni dovute) ed i Brajda lo tennero 108 anni dal 1268 al 1477. Sotto di essi Moliterno fù più volte devastata per le continue lotte tra i partigiani dei nuovi arrivati e i fedelissimi di casa sveva che causarono la morte di numerose persone. Per il risarcimento dei danni subiti, la baronessa Odolina d’Aquino, vedova di Oddone, ottenne da Carlo il godimento temporaneo della terra di Sanseverino di Camerota nel Cilento di cui erano feudatari i baroni di Carlo d’Angiò. Nel 1442, dopo una guerra durata 20 anni, tra Angiomi ed Aragonesi, Ferdinando di Aragona, approfittando delle continue discordie fra i baroni locali, si impadronì del regno di Napoli, annettendolo a quello di Sicilia. Ha inizio, anche per Moliterno, la dominazione aragonese, che terminerà nel 1502. Sotto tale dominazione, Ugone di Brajda, con l’assenso del re Ferdinando II° di Aragona, cedette il feudo di Moliterno ad Antonio Sanseverino principe di Salerno nel 1477. Per le frequenti cospirazioni dei Sanseverino, prima contro gli Aragonesi, poi contro gli Spagnoli, il feudo venne tolto loro da Ferdinando il Cattolico nel 1505, ma poi fu restituito ad Alfonso Sanseverino che lo mantenne fino al 1524, quando lo cedette per trentanovemila ducati al principe di Stigliano, don Antonio Carafa i cui discendenti lo mantennero fino al 1882. Sotto la dominazione dei Sanseverino, per quanto turbolenta sul piano politico, si sviluppò a Moliterno il commercio della lana, degli ovini, dei cereali, l’allevamento e l’agricoltura. Il dominio spagnolo ebbe inizio nel 1502, dopo la facile conquista francese e l’accordo tra Luigi XII° di Francia e Ferdinando il Cattolico, re di Spagna. Quest’ultimo non diede prova di lealtà al parente Ferdinando , re di Sicilia, e si impadronì del regno. Durante il dominio spagnolo, i signori di Moliterno furono i Carafa. Il figlio di Anna Carafa, Nicola Carafa Guzman, vendette Sarconi, San Chirico e Moliterno nel 1682 a G.B.Spinelli, duca di Caivano. Gli Spinelli (1685) vendettero le suddette terre per lo stesso prezzo a Donna Silvia Caracciolo, (vedova del marchese S. Marco, D. Carlo Emanuele Carvisiglia), che, con atto pubblico dello stesso notaio, dichiarò che era stata semplice prestanome ed aveva comprato per conto e con denaro del D. Fabrizio Pignatelli Principe di Marsiconuovo e signore di Moliterno. Il suo feudo, che comprendeva Moliterno, Sarconi e San Chirico Raparo, annullato per voto di legge nel 1806, fu diviso in pezzi ed assorbito dai creditori, che ne compirono l’ultima parte di espropriazione forzata verso il 1830. In seguito, il titolo di principe di Moliterno, annesso sempre a quello di Marsiconuovo, fu attribuito al Senatore Galloni, il quale discendeva dal Principe Tricase. Questi per un credito di novemila ducati che rinunziò a favore della massa dei creditori, ottenne in transazione, il titolo nobiliare di Principe di Marsiconuovo e di Moliterno che unì a quello di Tricase. Sempre sotto gli spagnoli, i Padri Domenicani che si erano insediati nel convento di San Nicola in Pantanellis, per volere degli Angioini, che li preferivano ai Basiliani, nel 1510 si trasferirono nella “grancia” della Serra di Moliterno, chiamati dai Sanseverino. Essi sotto i Carafa crebbero in prestigio e potenza facilitati dal fatto che donna Anna Carafa, donna tra le più belle e colte del suo tempo, aveva sposato don Ramiro Filippo di Guzman, un nobile spagnolo che si vantava di discendere dalla famiglia Guzman, viceré del regno di Napoli sotto Filippo IV°. Secondo il Valinoti Latorraca il loro potere fu tale da ottenere dalla Santa Sede che, in sostituzione dell’Assunta, antica patrona che ci proveniva dalle tradizioni Grumentine, venisse dichiarato San Domenico di Guzman nuovo patro¬no di Moliterno. Nel 1714, il regno di Napoli passò dagli Spagnoli agli Austriaci che vi rimasero fino al 1738, quando venne assegnato a Carlo di Borbone, nipote del re di Spagna. I Borboni rimasero nel meridione d’Italia fino al 1860, ossia fino a quando Garibaldi lo annesse, con “La spedizione dei mille”, al regno d’Italia, salvo la breve interruzione del periodo napoleonico. Fu allora, precisamente nel 1806, con la legge del 2 agosto, emanata dai francesi, che venne abolita la feudalità e lasciato al barone solo il titolo nobiliare, mentre i domini di qualsiasi natura, vennero distribuiti fra i cittadini del Comune. In verità per Moliterno le cose erano incominciate a cambiare in meglio, sotto il dominio di casa Pignatelli. Moliterno, infatti, con essi andò sempre meglio configurandosi come ente comunale: governatori e giudici non furono più sgherri dei baroni, ma persone legalmente riconosciute. Il paese diventò importante nelle arti e nelle scienze, le scuole si moltiplicarono, si sviluppò un’accademia di studi, fiorì il teatro e nacque una scuola di medicina. In questo periodo Moliterno fu una vera fucina di artisti ed intellettuali. L’Archivio storico del Comune di Moliterno conserva documentazione a partire dal 1776.

Il Castello

Il castello sorge su uno sperone roccioso a 880 m. sul livello del mare. La costruzione del castello, secondo lo storiografo Giaco­mo Racioppi, è avvenuta nel XII° sec., al contrario delle affermazioni della maggior parte degli studiosi, che la ritengono avvenuta tra l’VIII° e il IX° sec., in epoca longobarda. Prova di quest’ultima tesi è la torre longobarda, primo nucleo del castello. Successivamente i Normanni, la cui presenza è testimoniata dalla torre quadrata, costruirono il resto del castello,  edificandolo intorno alla torre longobarda. In seguito, ogni signore,  dall’epoca dei normanni fino a noi, ha aggiunto qualcosa e certo ora il castello conserva ben poco o nulla dell’antica costruzione. La massa dell’edificio, come appare oggi, è una costruzio­ne seicentesca, ma molte modifiche le sono state apportate attorno al ‘700 e forse anche nei primi dell’800. Si arriva al castello salendo per via Francesco Lovito e vi si entra attraversando un portone ad arco romano, orientato verso sud.

L’ampio cortile, che troviamo appena varcato l’ingresso, è circondato da un muro di cinta, che si prolunga per tutto il lato di mezzogiorno, fino ad una torre quadrata ad est, ed una torre bassa e rotonda ad ovest, riunendosi alla facciata con una serie di archi, che formano un loggiato cinquecen­tesco. Dalla torre longobarda, che si unisce alla facciata, partendo dalla torre bassa e rotonda, si aprono due ingressi: il primo immette nel secondo cortile e il secondo nelle stalle, nelle quali sono, ancora, visibili le nicchie delle mangiatoie.

La torre longobarda è alta 25 metri, ha un diametro di 8 metri ed è sormontata da merli guelfi quadri, andati per lo più distrutti. Internamente, è costituita da tre piani, ognuno dei quali, è formato da una sola stanza, ricevente luce da una sola finestra. La stanza del pianterreno era adibita a carcere, alle altre stanze si accedeva mediante una scala a chiocciola. Il secondo cortile, più piccolo del primo, mostra uno spettacolo di profonda desolazione: vi sono dappertutto rovine ed è quasi impossibile ricostruire la disposizione delle stanze. Oltre alle stanze del principe e dei suoi ospiti, alle stalle, alle cucine, alle carceri, ai locali adibiti a magazzini per le merci, alla cappella privata, il castello possedeva, anche, una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

L’ultimo proprietario del Castello fu Domenico Cassini, che l’acquistò nel 1827.

Questi rimise il Castello in ottime condizioni di abitabilità, tanto da trasformarlo in collegio nel 1892 con la direzione del Prof. Antonio Frabasile.

Il collegio fu frequentato da molti studenti moliternesi e da alcuni allievi provenienti da Potenza.

Le lotte intestine e le beghe paesane, causarono nel 1894, la fine di questa istituzione e il sopra citato Domenico Cassini distrusse vandalicamente il Castello vendendone persino gli infissi.

Esso fu poi venduto ai Padula e da questi ultimi fu ceduto ai Comune di Moliterno per la cifra simbolica di lire mille. E’ stato, in seguito, dichiarato “monumento d’interesse nazionale” e sono stati eseguiti dei parziali lavori di restauro esterno alla fine degli anni 70. Attualmente è in fase di progettazione una ulteriore fase di restauro.

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